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Riformismo

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Il riformismo è una tendenza politica che sostiene la riforma di un sistema o di un'istituzione esistente (spesso un'istituzione politica o religiosa), in contrapposizione alla sua abolizione e sostituzione attraverso la rivoluzione.[1] All'interno del movimento socialista, il riformismo sostiene che il cambiamento graduale attraverso le istituzioni esistenti possa condurre infine a trasformazioni fondamentali dei sistemi politici ed economici di una società. Il riformismo, inteso come tendenza politica e ipotesi di cambiamento sociale, nacque dall'opposizione al socialismo rivoluzionario, secondo cui uno sconvolgimento rivoluzionario costituisce una condizione preliminare necessaria per i cambiamenti strutturali indispensabili a trasformare un sistema capitalistico in un sistema socialista qualitativamente diverso. In risposta a una concezione spregiativa del riformismo come incapace di produrre una trasformazione, nel 1987 il filosofo André Gorz elaborò il concetto di "riforma non riformista", al fine di anteporre i bisogni umani a quelli del capitalismo.[2]

Come dottrina politica, il riformismo di centrosinistra si distingue dal riformismo di centrodestra, che mira invece a salvaguardare e consolidare lo status quo, impedendo cambiamenti strutturali fondamentali. Il riformismo di sinistra sostiene che un accumulo di riforme possa condurre infine all'emergere di sistemi economici e politici completamente diversi da quelli dell'attuale capitalismo e della burocrazia.[3] Il riformismo religioso ha influenzato, in modi diversi, per esempio, l'ebraismo,[4][5] il cristianesimo,[6] e l'islam,[7] talvolta dando origine a eresie, a scismi settari e alla nascita di nuove confessioni religiose.

Il termine riformismo nasce all'interno del movimento socialista[8], per distinguere coloro i quali sostenevano come strumento per la costruzione del socialismo le riforme anziché la rivoluzione (precedentemente queste posizioni erano rappresentate dal socialismo utopico e dal socialismo scientifico) propugnata dai massimalisti[9] e poi dai comunisti. Per decenni il termine è stato sinonimo di socialdemocrazia o socialismo democratico, anche se solo nel corso della metà degli anni '80 si può dire che i riformisti abbiano prevalso sui rivoluzionari, nella lunga battaglia all'interno della sinistra europea. La sinistra riformista storicamente opera per la difesa dello stato sociale e per l'ampliamento dei diritti sociali.

Negli anni '90 la spinta di leader riformisti come Tony Blair e Gerhard Schröder ha dato inizio alla stagione della "terza via"[10][11][12], idea politica simile all'ordoliberalismo.

Filippo Turati, co-fondatore del Partito Socialista Italiano, tra i principali esponenti del socialismo riformista in Italia[13]

Nella storia italiana della fine del XIX secolo il riformismo ha influenzato l'evoluzione del movimento socialista, di cui ha rappresentato la corrente moderata, e i cui sostenitori ritenevano possibile una collaborazione fra i ceti proletari e la borghesia nell'ambito delle istituzioni parlamentari, allo scopo di favorire un progressivo miglioramento delle condizioni di vita dei ceti meno abbienti, in particolare degli operai salariati. Leonida Bissolati e Ivanoe Bonomi vennero espulsi dal Partito Socialista per l'appoggio dato al governo Giolitti IV in occasione della guerra italo-turca, fondando il Partito Socialista Riformista Italiano e ricoprendo in seguito cariche ministeriali nei governi liberali, a differenza invece di Turati.

Fra gli esponenti massimi del riformismo italiano del novecento Filippo Turati[13], Claudio Treves[14], Giacomo Matteotti[15], Gaetano Salvemini, Carlo Rosselli, Giuseppe Saragat, Bettino Craxi[16], Claudio Martelli, Gianni De Michelis.

Dopo la seconda guerra mondiale il Partito Socialista Italiano scelse la linea dell'unità d'azione con il Partito Comunista Italiano, provocando la fuoriuscita dell'ala riformista guidata da Giuseppe Saragat[17]. Questi darà vita al Partito Socialista dei Lavoratori Italiani (poi ridenominato Partito Socialista Democratico Italiano)[18], risultando determinante per la sconfitta del Fronte Democratico Popolare e per la formazione dei governi centristi di Alcide De Gasperi. Nella seconda metà degli anni '50, dopo l'invasione sovietica dell'Ungheria e la fine dell'alleanza con il PCI, lo stesso PSI progressivamente si aprì alla linea riformista della socialdemocrazia europea, dando vita ai governi di centro-sinistra insieme alla DC di Aldo Moro e Amintore Fanfani, al PSDI e al PRI. Il centro-sinistra guidò una significativa stagione riformatrice in vari settori economico-sociali[19].

Anche nel PCI, soprattutto a partire dagli anni '70, maturò una prospettiva gradualista che si esprimeva nella corrente migliorista di Giorgio Napolitano[20].

Sotto la guida di Bettino Craxi il PSI completò la propria maturazione in senso riformista[16], riscoprendo la tradizione libertaria e non marxista della tradizione socialista italiana e aderendo all'idea del socialismo liberale. Negli anni '80 per la prima volta un socialista assunse l'incarico di Presidente del Consiglio in Italia: fu la stagione dei governi riformisti guidati da Bettino Craxi sostenuti in Parlamento da una coalizione definita Pentapartito (DC, PSI, PSDI, PRI, PLI)[21][22].

Nel 1993, la crisi del sistema politico, causata dallo scandalo Tangentopoli, comportò la scomparsa dei partiti della "Prima Repubblica". Scomparvero quindi anche il PSI e il PSDI, in riferimento ai quali soprattutto i Socialisti Democratici Italiani (poi PSI) e il Nuovo PSI raccolsero l'eredità identitaria, mentre il PCI cambiò nome in Partito Democratico della Sinistra e in seguito, dopo l'allargamento a componenti della sinistra democristiana e socialisti, in Democratici di Sinistra. La maggior parte dell'elettorato e dei quadri dirigenti del disciolto Partito Socialista si ritrovò comunque fin dal 1994 in Forza Italia (tra i maggiori esponenti Giulio Tremonti, Franco Frattini, Fabrizio Cicchitto, Renato Brunetta e Antonio Guidi).

Oggi la tradizione riformista italiana, a lungo rappresentata dal PSI e dal PSDI, si esprime principalmente nel Partito Democratico, in Italia Viva e in Azione.

Tipologie di riforme

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Coerentemente alla definizione sopraesposta, all'interno di linee guida politiche di un governo, le riforme possono riguardare uno o più apparati statali:

Critiche al riformismo vengono avanzate da parte di personalità vicine al comunismo (precisamente, al socialismo rivoluzionario, al marxismo-leninismo e al marxismo ortodosso): secondo costoro, il riformismo assume la connotazione di una linea politica che si limita all'attuazione spicciola e di contenute riforme e miglioramenti settoriali nell'ambito del sistema capitalistico, senza prevederne la trasformazione in senso socialista.

  1. ↑ Reformism, in Collins English Dictionary, HarperCollins Publishers.
    «[Reformism is] a doctrine or movement advocating reform, esp[ecially] political or religious reform, rather than abolition.»
  2. ↑ André Gorz, Strategy for Labor, in Theories of the Labor Movement, Wayne State University Press, 1987, p. 102, ISBN 9780814318164.
  3. ↑ Paul Blackledge, Left reformism, the state and the problem of socialist politics today, in International Socialist Journal, n. 139, 4 July 2013.
  4. ↑ Historical Background, in The Books of Ezra and Nehemiah, William B. Eerdmans Publishing, 24 February 1983, p. 7, ISBN 9781467422987.
    «One may envisage the events according to the traditional view as follows. Ezra arrived in Jerusalem in 458 with the sole aim — and by order of the Persian king — to promulgate a religious reform. [...] Presumably, after his reforms Ezra returned to Susa. [...] During Nehemiah's twelve-year stay in Jerusalem Ezra returned and supported Nehemiah's attempts to carry through his reforms. [...] the temple had been rebuilt, the wall of Jerusalem restored, the cultic activities properly organized, and the purity of the religion preserved.»
  5. ↑ Herem Ideology and the politics of Destruction: Josiah's Reform in Deuteronomistic Perspective, in Josiah's Reform and the Dynamics of Defilement: Israelite Rites of Violence and the Making of a Biblical Text, Oxford University Press, 1º June 2011, ISBN 9780199775361.
  6. ↑ Non soltanto nella forma della Chiesa riformata del calvinismo, ma anche in seguito alle riforme di Martin Lutero, John Wesley e di vari esponenti del pensiero cristiano della Riforma protestante e della Controriforma della Chiesa cattolica.
  7. ↑ Muslim Reformism – A Critical History: Is Islamic Religious Reform Possible?, Springer International Publishing, 28 February 2021, ISBN 9783030367763.
  8. ↑ Il Partito Socialista Riformista Italiano (1912-1926), su rivoluzionedemocratica.it, 27 novembre 2019. URL consultato il 12 febbraio 2021.
  9. ↑ Il massimalismo socialista, su www.treccani.it. URL consultato il 15 gennaio 2023.
  10. ↑ L'inutile Terza via proposta da Tony Blair, su repubblica.it, 17 novembre 1999. URL consultato l'11 febbraio 2021.
  11. ↑ La terza via può vincere, su repubblica.it, 19 novembre 1999. URL consultato l'11 febbraio 2021.
  12. ↑ La scomparsa di un’idea di sinistra, su ilpost.it, 14 dicembre 2019. URL consultato l'11 febbraio 2021.
  13. 1 2 Turati, Filippo, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 17 febbraio 2021.
    «Leader dei riformisti [...] A capo della corrente riformista, di fronte alla nuova fase politica avviata da G. Giolitti, sostenne la necessità di appoggiare la borghesia liberale e di adottare una strategia gradualistica, convinto della possibilità dell'instaurazione pacifica del socialismo nel quadro di un generale progresso economico»
  14. ↑ Treves, Claudio, in Dizionario di storia, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2011. URL consultato il 18 febbraio 2021.
    «Socialista dal 1892, fu con F. Turati uno dei maggiori esponenti della componente riformista»
  15. ↑ Matteotti, Giacomo, in Dizionario di storia, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010. URL consultato il 18 febbraio 2021.
    «[...] si dedicò dal 1910 quasi esclusivamente all'attività politica nella corrente riformista del Partito socialista»
  16. 1 2 Craxi, Bettino, in Dizionario di storia, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
    «C. diede nuovo slancio all’azione politica dei socialisti, sviluppando un’aspra polemica nei confronti del PCI (criticato per la sua ideologia e per i suoi legami con l’URSS), e dando al PSI una connotazione nettamente socialdemocratica e riformista (anche il vecchio simbolo del partito, la falce e il martello, venne sostituito con un garofano rosso).»
  17. ↑ La scissione di palazzo Barberini, in Avanti! on Line, 23 gennaio 2017 (archiviato dall'url originale il 27 gennaio 2017).
  18. ↑ Partito socialista democratico italiano - PSDI, su siusa.archivi.beniculturali.it. URL consultato il 12 febbraio 2021.
  19. ↑ Taviani.
  20. ↑ Sull'eurocomunismo propugnato da Berlinguer, v. le posizioni espresse da Luigi Covatta e Felice Carlo Besostri in Rudi Steinke, Walter Süss, Ulf Wolter, Michel Vale, His Refrain Is Heard around the World: An Initial Assessment of the Bahro Congress, International Journal of Politics, Vol. 10, No. 2/3, Rudolf Bahro: Critical Responses (Summer - Fall, 1980), pp. 221-222.
  21. ↑ Il Pentapartito, su storiaxxisecolo.it. URL consultato il 12 febbraio 2021.
  22. ↑ Il Pentapartito, 1981-1992, su tuttostoria.net. URL consultato il 12 febbraio 2021.
  • Ermanno Taviani, Il primo centro-sinistra e le riforme 1962-1968, in Annali della facoltà di Scienze della formazione, vol. 3, Università degli Studi di Catania, 2004, pp. 323-368, ISSN 2038-1328 (WC · ACNP).
  • Gianfranco Pasquino, Varianti del riformismo, Bologna, Istituto di studi e ricerche Carlo Cattaneo, 1984.
  • Federico Fornaro, L'anomalia riformista : le occasioni perdute della sinistra italiana, Venezia, Marsilio, 2008.
  • Carlo Rosselli, Socialismo liberale, Einaudi, 2009, ISBN 978-88-06-19987-6.

Voci correlate

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Collegamenti esterni

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