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Inanna

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Impressione di un sigillo cilindrico accadico in cui appare la dea Inanna, che poggia il piede su un leone, c. 2334–2154 a.C.

Inanna (in sumero 𒀭𒈹, dInana, o 𒀭𒊩𒌆𒀭𒈾, dNin-an-na[1]), conosciuta dagli accadi, babilonesi e assiri come Ištar (in accadico 𒀭𒀹𒁯, dIš-tar[1]), è la dea mesopotamica della guerra, dell'amore e della fertilità e una delle più importanti divinità di tali religioni. È una delle deità con più epiteti in assoluto, di cui il più famoso è la "Regina dei cieli". La sua natura dualistica la rende una delle figure più interessanti della mitologia arcaica.

Figlia di Nanna e Ningal, gemella di Utu e sorella di Ereškigal, ha sposato l'umano pre-diluviano Dumuzi, divenuto successivamente un dio. La sua sukkal è Ninšubur. Il culto della dea ha radici antichissime, venendo venerata almeno dal periodo di Uruk (c. 4000–3100 a.C.), con alcuni rituali, come piangere la morte di suo marito, che sono continuati come minimo fino al X secolo d.C.. È la patrona del tempio di Eanna, il suo centro di venerazione principale. Inizialmente abbastanza limitato, grazie a Sargon e sua figlia Enḫeduanna, la quale le ha dedicato numerose poesie, il suo culto si è espanso in tutta la Mesopotamia.

Inanna è la dea apparsa in più miti in assoluto nelle religioni mesopotamiche, tra cui la sua celeberrima discesa negli Inferi. È comparsa anche in poemi epici, come l'Epopea di Gilgameš. Inanna ha influenzato numerose divinità successive, tra cui la fenicia Astarte e la greca Afrodite, e potrebbe essere stata riferita anche nell'Antico Testamento. Inanna è rilevante pure nella cultura di massa moderna, apparendo in opere letterarie come Ishtar and Izdubar, diventando una figura importante per la teoria femminista e per la cultura BDSM.

Etimologia del nome

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Il cuneiforme di Inanna (𒈹) deriva da una semplificazione di uno dei suoi simboli, la stele arrotolata di una canna, tra il III e il II millennio a.C.[2][3]

Gli storici hanno ipotizzato che Inanna e Ištar fossero inizialmente due divinità distinte,[4][5][6][7] ma furono unite in un'unica dea durante il regno di Sargon di Akkad; i nomi diventarono essenzialmente intercambiabili.[4][5][6][7] Il nome "Inanna" potrebbe derivare dalla frase sumera nin-an-ak, che significa "Signora del Cielo",[2][8] tuttavia il cuneiforme per Inana (𒈹) non sembra essere una legatura di "signora" (in sumero 𒊩𒌆, nin) e "cielo" (in sumero 𒀭, an).[2][6][8] Ciò ha fatto ipotizzare alcuni assiriologi che Inanna fosse una dea proto-eufratiana, aggiunta successivamente nel pantheon sumero. L'ipotesi è supportata anche dal fatto che Inanna veniva spesso descritta come una giovane donna e che, al contrario delle altre divinità sumere, inizialmente non aveva una sfera di responsabilità distinta.[8] Tuttavia l'idea di una cultura proto-eufratiana non è accettata da tutti gli storici.[9]

Il nome "Ištar" è apparso come nome proprio sia prima che dopo il regno di Sargon in Accadia, Assiria e Babilonia.[10] È di origine semitica e probabilmente è etimologicamente correlato al nome del dio Attar, menzionato in inscrizioni successive a Ugarit e in Arabia meridionale.[10][11] La stella del mattino potrebbe essere stata inizialmente un dio maschile della guerra, mentre la stella della sera una dea femminile dell'amore.[10] Tra gli accadi, assiri e babilonesi, il nome del dio maschile alla fine soppiantò quello della controparte femminile, tuttavia, a causa del sincretismo con Inanna, la dea rimase di genere femminile.[7]

Origine e sviluppo

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Da sinistra: parte del vaso di Uruk (c. 3500–2900 a.C.) e la Dama di Warka (c. 3200–3000 a.C.); le più antiche possibili rappresentazioni della dea

Inanna pose diversi problemi tra gli studiosi della cultura sumera, dal momento che la sua sfera di potere conteneva aspetti più distinti e contraddittori di qualsiasi altra divinità.[12] Sono state proposte due teorie principali.[13] La prima afferma che Inanna è il risultato di un sincretismo di diverse divinità sumere precedenti, ognuna con domini differenti.[13][14] La seconda sostiene che Inanna era originariamente una dea semitica che entrò nel pantheon sumero dopo che era già stato strutturato e prese i ruoli non ancora assegnati a nessun dio.[15]

Già dal periodo di Uruk (c. 4000–3100 a.C.) la dea era associata alla città di Uruk.[4] Durante questo periodo il suo simbolo era lo stelo arrotolato di una canna.[4] La più antica rappresentazione della dea si trova nel vaso di Uruk (c. 3500–2900 a.C.) dove un uomo nudo offre diversi oggetti, come ciotole e prodotti agricoli,[16] e animali, come pecore e capre, a una donna.[17] La donna si trova davanti a due steli di canna arrotolati,[17] mentre l'uomo è la base del futuro segno cuneiforme en, che significa "sacerdote".[18] Un'altra possibile rappresentazione della dea è la Dama di Warka, datata circa nello stesso periodo.[19] La più antica attestazione del nome invece è riscontrabile nelle tavole di argilla rinvenute nell'antico complesso templare di Eanna, sempre a Uruk e risalenti al periodo di Gemdet Nasr (c. 3400–3000 a.C.), risultando i segni più antichi come pittogrammi, mentre i più recenti sono riportati in modo più astratto.[20]

Tavoletta d'argilla del 2400 a.C. che recita: «Per An, re di tutte le terre, e per Inanna, sua signora, Lugal-kisalsi, re di Kish, ha fatto costruire il muro del cortile»[21]

Sigilli cilindrici del periodo di Gemdet Nasr (c. 3100–2900 a.C.) mostrano diverse sequenze di simboli che rappresentano varie città, come Ur, Larsa, Zabala, Urum, Arina e probabilmente anche Keš.[22] Questa lista rappresenta probabilmente le offerte per Inanna a Uruk da parte delle città che praticavano il suo culto.[22] Simili sigilli della prima fase del periodo protodinastico (c. 2900–2350 a.C.) sono stati rinvenuti a Ur, ma con ordine leggermente diverso, e formano una rosetta, altro simbolo di Inanna.[22] Questi sigilli venivano usati per chiudere i depositi con all'interno i materiali riservati al suo culto.[22] Sono sopravvissute diverse iscrizioni di questo periodo, come quella di re Agga datata al circa 2600 a.C. o quella di re Lugal-kisalsi del 2400 a.C..[21] La Lista degli dèi di Fara riporta il suo nome dopo quello di An e di Enlil e prima di quello di Enki.[2]

Durante l'Impero di Akkad (c. 2334–2154 a.C.), Inanna e Ištar, originalmente dea indipendente, furono sincretizzate e divennero un'unica dea.[5][7] La poetessa accadica Enḫeduanna, figlia di Sargon, scrisse numerosi inni per Inanna, identificandola con Ištar.[5][23] Grazie a lei, la popolarità del culto della dea salì alle stelle.[4][5][6] Alfonso Archi, un archeologo che ha scavato a Ebla, ha ipotizzato che Ištar fosse originariamente una dea venerata nella valle dell'Eufrate, facendo notare l'associazione tra lei e il pioppo del deserto, attestata nei più antichi testi di Ebla e Mari. Ha considerato lei, il dio della Luna (Sin) e il dio del sole (Šamaš/Shapash) le uniche divinità condivise tra i popoli semitici della Mesopotamia e quelli dell'antica Siria.[24]

Antiche statuette sumere che raffigurano due gala, trovate nel tempio di Inanna a Mari, c. 2450 a.C.

Secondo Gwendolyn Leick, il culto di Inanna nel periodo pre-sargonico era limitato,[2] tuttavia gli assiriologi hanno affermato che fosse già la dea più importante di Uruk e di altre città-stato nel periodo di Uruk.[25][26][27] Aveva templi a Nippur, Lagash, Šuruppak, Zabala e Ur,[5] ma il suo principale centro di culto era Eanna a Uruk,[5][8][28] il cui nome significa "Casa del cielo" (in sumero 𒂍𒀭𒈾, e2-an-na).[29] Alcuni ricercatori hanno ipotizzato che inizialmente il dio patrono di questa città fosse An.[8] Dopo essere stato dedicato a Inanna, il tempio ha ospitato sacerdotesse della dea.[8] Assieme a Uruk, Zabala era l'altro centro di culto più importante per Inanna, dal momento che il nome della città veniva scritto con i cuneiformi Muš3 (𒈹) e Unug (𒀕), ovvero, rispettivamente, "Inanna" e "santuario".[30] È possibile che inizialmente la dea patrona di Zabala fosse una divinità distinta, tuttavia venne assorbita da Inanna di Uruk molto presto.[30] Joan Goodnick Westenholz ha proposto che la dea chiamata Nin-UM, associata con Ištaran in un inno zame, fosse la versione di Inanna di Zabala.[31]

Durante l'impero accadico, Inanna venne fusa con la dea accadica Ištar, associata alla città di Agade.[32] Un inno di quel periodo ha definito Ištar come la "Inanna di Ulmaš" assieme a Inanna di Uruk e Inanna di Zabala.[32] Il culto di Ištar e il sincretismo tra lei e Inanna venne incoraggiato da Sargon e i suoi successori[32] e così divenne velocemente una delle dee più venerate del pantheon mesopotamico.[5] Nelle inscrizioni di Sargon, Narām-Sîn e Shar-kali-sharri, Ištar è una delle dee più invocate.[33] Nell'età paleo-babilonese i suoi centri di culto principali erano Uruk, Zabala, Agade e Ilip.[34] Il suo culto venne introdotto anche a Kish.[35]

Nei periodi successi, nel mentre che il suo culto a Uruk continuava a crescere,[36] Ištar veniva venerava anche in Assiria, specialmente nelle città di Ninive, Assur e Arbela.[37] Durante il regno di Assurbanipal, Ištar divenne la più importante e la più venerata dea del pantheon assiro, superando persino il dio nazionale Assur.[36] Oggetti votivi trovati nel suo principale tempio assiro hanno indicato che fosse popolare soprattutto tra le donne.[38]

Le persone che praticavano la non conformità di genere erano fortemente coinvolti nel culto di Inanna.[39] Durante l'età sumera, dei sacerdoti conosciuti come gala lavoravano nei templi di Inanna, dove eseguirono elogi e lamentazioni.[40] Gli uomini che diventavano gala spesso adottavano nomi femminili e le loro canzoni erano composte nel dialetto emesal, il quale veniva di solito usato per personaggi femminili di opere letterarie. Alcuni proverbi sumeri sembrano suggerire che i gala praticassero sesso anale con gli uomini.[41] Durante il periodo accadico, i kurgarrū e gli assinnu erano seguaci di Ištar che si travestivano da donne e danzavano nei templi della dea.[42] Diversi proverbi accadici sembrano suggerire che questi seguaci potrebbero aver avuto inclinazioni omosessuali.[42] Gwendolyn Leick, un'antropologa conosciuta per le sue opere sulla Mesopotamia, ha paragonato questi individui agli hijra indiani.[43] In un inno accadico viene affermato che Ištar poteva trasformare "uomini in donne".[44][45]

Nella seconda metà del ventesimo secolo era assai diffusa l'idea che il culto di Inanna comportasse un rituale di matrimonio sacro, in cui un re stabiliva la sua legittimità prendendo il ruolo di Dumuzi ed eseguiva rapporti sessuali con una sacerdotessa di Inanna, la quale assumeva il ruolo della dea.[46][47][48] Questa idea è stata tuttavia messa in discussione e gli storici hanno continuato a dibattere se il matrimonio sacro descritto nei testi implicasse un rituale fisico e, in quel caso, se il suddetto rituale implicasse un rapporto effettivo o semplicemente una rappresentazione simbolica.[48][49] L'assiriologo Louis M. Pryke ha affermato che ora la maggior parte degli storici ritiene che, se il matrimonio sacro fosse stato un rituale fisico, allora si sarebbe trattato solo di una rappresentazione simbolica.[50]

Stampo di argilla cotta con la forma di Ištar, c. 2000–1750 a.C.

Per molto tempo si è pensato che il culto di Ištar fosse collegato alla prostituzione sacra,[37][51][52][53] ma questa teoria è stata smentita.[54][55][56][57] Le ierodule, conosciute come ištaritum, lavoravano nei templi della dea,[53] ma è non chiaro se eseguivano veramente sesso anale,[56] e diversi storici moderni hanno rifiutato tale ipotesi.[55][57] Le donne dell'antico Medio Oriente veneravano Ištar offrendole torte cotte nella cenere, conosciute come kamān tumri.[58] Un inno accadico ha descritto questo rituale.[59] Diversi stampi in argilla per torte ritrovati a Mari hanno la forma di donne nude con ampi fianchi che si stringono il seno.[59] Alcuni storici hanno ipotizzato che le torte cotte con questi stampi dovevano rappresentare la stessa Ištar.[60] Geremia, profeta biblico, ha condannato le donne giudaiche che venerano la "Regina dei cieli", un sincretismo di Ištar e Asherah, offrendole torte fatte a sua immagine e versandole libazioni, come si legge in Geremia 7:17-19[61] e Geremia 44:16-26[62]. Ezechiele ha una visione di una donna che piange Tammuz, il marito di Ištar, in Ezechiele 8:14[63].

Simboli di Inanna
Da sinistra: la Stella di Ištar in un kudurru del re babilonese Meli-Šipak (1186–1171 a.C.); due steli arrotolati di una canna sul vaso di Uruk (c. 3500–2900 a.C.); il leone sulla Porta di Ištar (c. 569 a.C.)

Il simbolo più comune di Inanna è la stella a otto punte,[64] tuttavia il numero di punte talvolta può variare;[65] anche una stella a sei punte spesso appare per identificare la dea, ma il significato è sconosciuto.[66] La stella a otto punte era inizialmente usata per identificare generalmente i cieli,[67] ma, dall'età paleo-babilonese (c. 1830–1531 a.C.), veniva usata per identificare unicamente Venere, il pianeta di Ištar.[67] Più o meno dallo stesso periodo, la stella di Ištar veniva racchiusa da un cerchio.[66] Nei periodi successivi, gli schiavi che lavoravano al tempio della dea venivano marchiati con la suddetta stella.[66][68] Sui kudurru e i sigilli cilindrici, la stella a otto punte appare frequentemente con una luna crescente, simbolo del dio Sin (Nanna in sumero), e un disco solare, simbolo del dio Šamaš (Utu in sumero).[65]

L'ideogramma cuneiforme di Inanna è basato su una stele arrotolata di canna, il quale rappresenta lo stipite di una porta di un deposito ed è un simbolo per la fertilità.[3] La rosetta era un altro simbolo importante per Inanna, usato anche dopo il sincretismo con Ištar.[69] Durante il periodo neo-assiro (c. 911–609 a.C.) la rosetta potrebbe aver superato di importanza la stella a otto punte ed essere diventato il simbolo principale della dea.[70] Il tempo di Ištar ad Assur è decorato con numerose rosette.[69]

Inanna era associata anche ai leoni,[71][72] che gli antichi mesopotamici consideravano un simbolo di potenza.[71] L'associazione coi leoni iniziò durante il periodo sumero;[72] un arco di clorito dal tempio di Inanna di Nippur raffigura un grande felino che combatte con un serpente enorme e l'inscrizione cuneiforme legge "Inanna e il serpente", facendo intendere che il felino sia una rappresentazione di Inanna.[72] Durante il periodo accadico, Ištar era spesso vestita con una possente armatura e circondata da leoni.[73]

Le colombe sono un altro animale associata alla dea.[74][75] Le colombe appaiono in oggetti di culto per Inanna sin dall'inizio del III millennio a.C..[75] Statuette di piombo che raffigurano colombe, datate al XIII secolo a.C., sono state rinvenute nel tempio di Ištar di Assur[75] e un affresco, trovato nel tempio di Ištar di Mari, raffigura una gigantesca colomba che emerge da una palma,[74] indicando che si pensava che la dea potesse prendere le sembianze dell'uccello.[74]

Pianeta Venere

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Inanna era associata anche al pianeta Venere

Inanna è associata anche al pianeta Venere, chiamato in onore della sua equivalente romana.[28][76] Diversi inni hanno elogiato Inanna nel suo ruolo di personificazione del pianeta.[77] Il professore di teologia Jeffrey Cooley ha sostenuto che, in diversi miti, i movimenti di Inanna sembrano corrispondere a quelli di Venere nel cielo.[77] Nella Discesa di Inanna negli Inferi, Inanna, al contrario delle altre divinità, può sia discendere negli Inferi che ritornare nei cieli. Il pianeta Venere sembra che faccia una simile "discesa", tramontando a ovest e sorgendo nuovamente a est.[77] L'inno introduttivo descrive Inanna che lascia i cieli per andare verso il Kur, che potrebbe trovarsi sulle montagne, replicando l'ascesa e il tramonto di Inanna a occidente.[77] In Inanna and Šukaletuda, Šukaletuda esamina i cieli alla ricerca di Inanna, possibilmente cercando negli orizzonti a est e ovest.[78] Nello stesso mito, nel mentre che cerca l'aggressore, Inanna è stata descritta muoversi proprio come il pianeta Venere nel cielo.[77]

Visto che i movimenti di Venere sembrano essere discontinui,[N 1] alcune popolazioni non identificavano il pianeta come una singola entità,[77] dividendolo in due stelle separate: la "stella del mattino" e la "stella della sera".[77] Tuttavia, un sigillo cilindrico del periodo Gemdet Nasr mostra che i sumeri già sapevano che la stella del mattino e della sera fosse un unico astro celeste.[77] I movimenti discontinui del pianeta vengono riferiti sia nella mitologia che nella natura duale della dea.[77]

Alcuni astrologi moderni hanno riscontrato, nel mito Discesa di Inanna negli Inferi, un riferimento a un fenomeno astronomico associato a Venere retrograda. Sette giorni prima che Venere retrograda faccia la sua congiunzione inferiore con il Sole, scompare dal cielo come "stella della sera". Gli astrologi hanno pensato che questo periodo sia stata la base del mito. Dopo la congiunzione ci vogliono altri sette giorni prima che Venere riappaia come la "stella del mattino", che corrisponde alla risurrezione e ascesa di Inanna nella seconda parte del mito.[79][80]

Inanna, con l'epiteto Anunītu, era associata alla costellazione zodiacale dei Pesci.[81][82] Suo marito Dumuzi era associato invece all'Ariete.[81]

Caratterizzazione

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Rilievo in terracotta che mostra Inanna brandire un arco mentre è in piedi sul dorso di un leone, XIX–XVII secolo a.C., attualmente nel Pergamonmuseum

I sumeri veneravano Inanna sia come dea della guerra che come dea dell'amore.[4] Al contrario delle altre divinità, il cui ruolo era statico e possedevano un dominio limitato, i miti su Inanna l'hanno descritto come in costante movimento tra una conquista e l'altra.[12][83] La dea viene spesso rappresentata come una donna giovane, impetuosa e assetata di potere.[12][83]

Nonostante fosse la dea dell'amore, Inanna non era la dea del matrimonio o una dea madre.[28][84] Andrew R. George ha affermato che "secondo tutta la mitologia [mesopotamica], Ištar non era [...] temperamentalmente disposta" a queste funzioni.[85] Julia M. Asher-Greve ha sostenuto che l'importanza di Inanna deriva proprio dal fatto che non sia una dea madre.[86] Come dea dell'amore, Inanna era spesso invocata in incantesimi dai mesopotamici.[87]

Nella Discesa di Inanna negli Inferi, Inanna ha trattato il suo sposo Dumuzi in una maniera molto capricciosa.[28] Questo aspetto della personalità di Inanna è riapparso nella versione accadica dell'Epopea di Gilgameš, in cui Gilgameš ha rinfacciato alla dea il comportamento che ha avuto con i suoi amanti.[88][89] Tuttavia, secondo l'assiriologa Dina Katz, questa rappresentazione del rapporto tra Inanna e Dumuzi è insolita.[90][91]

Inanna era venerata anche come una della divinità guerriere sumere.[28][92] Uno degli inni dedicati a lei ha sostenuto: «Provoca confusione e caos contro coloro che le sono disobbedienti, accelerando la carneficina e incitando la devastante inondazione, vestita da un terrificante splendore. È il suo gioco per accelerare conflitti e battaglie, instancabile, allacciando i sandali».[N 2][93] Le battaglie venivano talvolta chiamate la "danza di Inanna".[94] Epiteti sui leoni erano stati creati per evidenziare questo suo aspetto.[95] Come dea della guerra veniva spesso riferita col nome Irnina (lett. "vittoria"),[96] tuttavia questo epiteto veniva usato anche per altre divinità[97][98][99] e come nome di una dea a sé stante connessa a Ningishzida.[100] Un altro epiteto che evidenzia tale natura della dea è Anunītu (lett. "la bellica").[101] Come Irnina, anche Anunītu veniva considerata una dea a sé stante,[102] soprattutto in alcuni fonti della terza dinastia di Ur.[103] Le formule della maledizione reale assira invocavano Ištar per rimuovere la potenza e il valore bellico.[104] I testi mesopotamici indicano che i tratti percepiti come "eroici", per esempio la capacità di un re di guidare le sue truppe in battaglia e trionfare, e l'abilità sessuale erano considerati interconnessi.[105]

Nonostante sia generalmente classificata come dea, rare volte Inanna è stata riferita con un genere ambiguo.[106] Gary Beckman ha sostenuto che "l'identificazione con genere ambiguo" non era solo una caratteristica di Ištar, ma di una categoria di dee che ha definito "tipo Ištar", come Shaushka, Pinikir o Ninsianna.[107] Un inno più recente contiene la frase "lei (Ištar) è Enlil, lei è Ninlil" che potrebbe essere un riferimento alla caratteristica "dimorfica" di Ištar, oltre a servire come esaltazione.[108] Un inno a Nanaya allude ai tratti maschili di Ištar di Babilonia, assieme a una varietà di descrizioni standard.[109] Tuttavia, Ilona Zsolnay ha sostenuto che Ištar sia solo una "figura femminile che svolgeva un ruolo maschile" in alcuni contesti, per esempio come dea della guerra.[110]

Rapporti con altre divinità

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Una rappresentazione del matrimonio tra Inanna e Dumuzi[111]

Il fratello gemello di Inanna è Utu (Šamaš in accadico), il dio del Sole e della giustizia.[6][112][113] Nei testi sumeri Inanna e Utu sono rappresentati molto vicini;[114] alcuni assiriologi moderni hanno descritto il loro rapporto "al limite dell'incestuoso".[114][115] Nel mito della sua discesa negli Inferi, Inanna ha chiamato Ereškigal, la regina del Kur, "sorella maggiore",[116][117] ma le due dee non sono quasi mai apparse assieme negli altri testi sumeri[117] e non sono messe nella stessa categoria nella lista delle divinità.[97][118] In alcune fonti neo-assire, Ištar è associata col dio Adad; il rapporto è simile a quello della dea Šauška e suo fratello Teshub della mitologia urrita.[119]

La tradizione più comune vuole Inanna come la figlia di Nanna, dio della Luna, e Ningal.[120][121] Esempi di ciò si trovano in diverse fonti, come: una lista delle divinità del periodo protodinastico,[122] un inno di Ishme-Dagan che racconta come Enlil e Ninlil abbiano conferito a Inanna i suoi me,[123] un inno sincretico per Nanaya[124] e un rituale accadico rinvenuto ad Ḫattuša.[125] Nonostante alcuni storici hanno affermato che, a Uruk, Inanna veninva solitamente riferita come la figlia del dio del cielo, An,[4][126][127] è possibile che i riferimenti come "suo padre" volessero far intendere che fosse un suo antenato da parte di Nanna.[121] In alcuni miti, Enlil e Enki sono riferiti come "padri di Inanna",[4][126][128] ma il fatto che le divinità più importanti vengano chiamate "padri" potrebbe essere un esempio della parola usata come epiteto di anzianità.[129]

Dumuzi, conosciuto successivamente come Tammuz, è il dio dei pastori e il marito di Inanna,[6] ma in alcuni testi la sua fedeltà alla dea è discutibile;[4] nel mito della discesa negli inferi, Inanna ha abbandonato Dumuzi e ha permesso a un demone galla di portarlo con sé all'Inferno come suo rimpiazzo.[6][130] Nel mito Il ritorno di Dumuzi, Inanna piange per la morte del marito e riesce a farlo ritornare nei cieli con lei per sei mesi all'anno.[6][130] Dina Katz ha notato come la rappresentazione in Discesa di Inanna negli Inferi del loro rapporto sia inusuale;[91] non assomigliando alla loro chimica rappresentata in altri miti, dove la morte di Dumuzi non è colpa della dea, ma di demoni o banditi.[90] Una quantità enorme di poesie d'amore che descrivono gli incontri tra Inanna e Dumuzi sono state rinvenute.[131] Tuttavia, le locali manifestazioni della dea non erano necessariamente collegate a Dumuzi.[132] A Kish il dio patrono della città, Zababa, veniva visto come coniuge della ipostasi locale di Ištar, tuttavia, nel periodo paleo-babilonese, Bau, introdotta da Lagash, divenne la sposa del dio e Ištar di Kish venne venerata da sola.[133]

Inanna solitamente non ha alcun figlio;[4] ma, in un mito di Lugalbanda e in una singola inscrizione proveniente dal terza dinastia di Ur (2112–2004 a.C.), il dio Shara è stato definito come suo figlio.[134] Alcune volte Inanna viene descritta come la madre di Lulal, il quale, più comunemente, è il figlio di Ninsun.[135] Wilfred G. Lambert ha descritto il rapporto tra Inanna e Lulal come "vicino, ma non specificato" nel contesto della Discesa di Inanna negli Inferi.[136] Ci sono anche alcune prove sul fatto che la dea Nanaya potesse essere sua figlia, ma è possibile che tutte evidenze si riferiscano semplicemente a un epiteto che indicava la vicinanza tra le due divinità e non un rapporto di parentela.[137]

Nella lista delle divinità appaiono diversi dei che fanno parte della corte di Inanna, tra cui: Ninšubur, Nanaya, Kanisurra, Gazbaba e Bizila; ognuno dei quali è associato con gli altri in varie configurazioni, indipendentemente dal contesto.[138][139]

Lo stesso argomento in dettaglio: Ninšubur.

La sukkal di Inanna è la dea Ninšubur, il cui rapporto con la padrona è di reciproca devozione.[140] In alcuni testi, Ninšubur si trova subito dopo Dumuzi come membro della corte di Inanna, anche prima di alcuni parenti;[141] in un testo appare "Ninšubur, visir amata".[141] Ninšubur è stata inserita anche prima di Nanaya, che originariamente poteva essere un'ipostasi di Inanna stessa,[142] in un elenco di divinità della sua corte.[139] In testo rituale accadico, conosciuto grazie agli archivi ittiti, la sukkal di Ištar viene invocata insieme agli altri membri della sua famiglia, come Sin, Ningal e Šamaš.[143]

Sincretismo con altre divinità

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Statuetta che raffigura Pinikir, una delle divinità sincretizzate con Ištar, XIII secolo a.C:

Dopo l'unione di Inanna e Ištar durante il regno di Sargon e dei suoi eredi,[32] la dea venne sincretizzata con numerose altre divinità.[144] Il più antico inno sincretico è dedicato a Inanna[145] e proviene dal periodo proto-dinastico.[146] Diverse liste di divinità compilate da antichi scribi contengono sezioni chiamate "gruppo di Inanna" che enumera divinità simili alla suddetta,[147] e la tavoletta IV della lista An = Anum è conosciuta come la "tavoletta di Ištar", dal momento che contiene divinità equivalente a Inanna, i suoi epiteti e la sua corte.[148] Certi ricercatori moderni hanno utilizzato il termine "tipo Ištar" per identificare tali figure.[125][149] Alcuni testi contengono riferimenti a "tutte le Ištar" di una certa area.[150]

Nei periodi successivi, il nome di Ištar veniva usato a Babilonia come termine generico per identificare una dea, mentre il cuneiforme di Inanna era usato per scrivere il titolo Bēltu, portando ad altri sincretismi.[151] Un esempio in accadico trovato ad Elam recita "Manzât-Ištar", che in quel contesto significa "la dea Manzât".[152]

Esempi specifici di sincretismo con Inanna sono:

  • Astart: nelle città di Mari ed Ebla, le forme semitiche orientali e occidentali del nome, rispettivamente Ištar e Aštart, erano intercambiabili.[153] Tuttavia la dea occidentale mancava l'aspetto astrale della Ištar mesopotamica.[154] La lista di divinità e testi rituali di Ugarit hanno equiparato Aštart con Ištar e Išḫara.[155]
  • Išḫara: a causa dell'associazione con Ištar,[156] la dea siriana Išḫara è stata spesso chiamata la "dea dell'amore", come la dea mesopotamica e Nanaya.[142][157] Tuttavia, nel contesto urrita-ittita, Išḫara era associata con la dea degli inferi Allani e veniva venerata anche come dea delle promesse.[157][158]
  • Nanaya: una dea associata fortemente a Inanna. Secondo l'assiriologo Frans Wiggermann, il suo nome era originariamente un epiteto di Inanna, possibilmente che significava "Inanna mia!".[142] Nanaya era associata all'amore erotico, successivamente sviluppando un aspetto guerriero con l'epiteto "Nanaya Euršaba".[159] A Larsa le funzioni di Inanna erano divise in tre figure separate: la stessa Inanna (dea della guerra), Nanaya (dea dell'amore) e Ninsianna (dea astrale).[160] Inanna e Nanaya venivano accidentalmente, o intenzionalmente, fuse in un'unica entità nella poesia.[161]
  • Ninegal: nonostante fosse inizialmente una figura indipendente, dal periodo paleo-babilonese, in alcuni testi, "Ninegal" veniva usato come epiteto di Inanna e nelle liste di divinità faceva parte del "gruppo di Inanna" assieme a Ninsianna.[162] Un esempio dell'uso come epiteto si trova nell'Inno a Inanna come Ningegal.[163]
  • Ninisina: un sincretismo tra la dea della medicina Ninisina e Inanna è avvenuto per motivi politici.[164] Isin perse il controllo di Uruk e l'identificazione della loro dea patrona con Inanna serviva probabilmente come soluzione teologica a questo problema.[164] Come risultato, numerosi fonti hanno trattato Ninisina come Ninsianna, considerandola una manifestazione di Inanna.[164] È possibile che la cerimonia di "matrimonio sacro" tra Ninisina e il re di Isin fosse stata fatta sempre per questo motivo.[165]
  • Ninsianna: divinità di Venere con genere ambiguo.[166] Ninsianna è stato riferito come maschio dal re Rim-Sin e in alcune tavolette da Sippar, Ur e Girsu, e come "Ištar delle stelle" nelle liste di divinità e testi astronomici, i quali applicavano al dio gli epiteti di Ištar nel ruolo di personificazione di Venere.[167] In altre città Ninsianna veniva riferita come femmina, in quel caso il nome significa la "regina rossa dei cieli".[164]
  • Pinikir: originariamente una dea di Elam, è stata poi venerata anche in Mesopotamia e tra gli urriti e gli ittiti come equivalente di Ištar, visto che avevano pressoché le stesse funzioni. Specificatamente era stata identificata nel suo aspetto astrale nelle liste di divinità.[168] In un rituale ittita è stata identificata proprio col cuneiforme dIštar (in accadico 𒀭𒀹𒁯), con la sua famiglia composta da Šamaš, Suen e Ningal; anche Enki e la sukkal di Inanna sono stati invocati.[169] A Elam veniva venerata come la dea dell'amore, del sesso[170] e come la "Signora del cielo".[171] A causa del sincretismo con Ištar e Ninsianna, Pinikir veniva riferita sia come dio che come dea nelle fonti urrite-ittite.[172]
  • Šauška: il suo nome spesso veniva scritto come dIštar (in accadico 𒀭𒀹𒁯) nelle fonti urrite e ittite, mentre in Mesopotamia come "Ištar di Subartu".[173] Alcuni suoi elementi peculiari erano associati con l'ipostasi assira di Ištar, "Ištar di Nineveh", nei periodi successivi.[174] Le sue ancelle, Ninatta e Kulitta, sono state aggiunte alla corte di Ištar del tempio di Assur.[175][176]

Inanna nella mitologia

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Inanna è la dea apparsa in più miti in assoluto nelle religioni mesopotamiche.[6][26][177] I miti si sono concetrati sulla la sua origine, il suo aspetto da usurpatrice e sulla giustizia. Alcuni miti hanno esplorato anche il suo lato sessuale ed erotico.[178]

Miti sull'origine della dea

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Tavoletta d'argilla in cui è inciso il mito Inanna preferisce il contadino, prima metà del II millennio a.C., attualmente al Museo dell'Antico Oriente, Istanbul

Il mito Enki e l'ordine del mondo (ETCSL 1.1.3) inizia con il dio Enki che stabilisce l'ordine cosmico dell'universo.[179] Verso la fine del racconto, Inanna va da Enki e si lamenta che non le è stato assegnato alcun dominio né potere, al contrario di tutte le altre divinità.[180] La dea sostiene di essere stata trattata ingiustamente.[181] Enki le risponde dicendo che lei ha già il suo dominio e non ha bisogno di altro.[182]

Il mito Inanna e l'albero Huluppu, che si trova nell'introduzione di Gilgameš, Enkidu e gli Inferi (ETCSL 1.8.1.4),[183] narra le vicende di una giovane Inanna, la quale non ha ancora compreso appieno i suoi poteri.[184] Inizia con un albero huluppu, il quale l'assiriologo Kramer ha identificato con un salice,[185] che cresce sulle rive dell'Eufrate.[185][186] Inanna sposta l'albero nel suo giardino, a Uruk, con l'intenzione di fare il suo trono una volta cresciuto abbastanza.[185][186] L'albero cresce e matura, ma un serpente "che non conosce fascino", l'uccello Anzû e Lilitu (in sumero Ki-sikil-lil-la-ke[187]), quest'ultima identificata da alcuni ricercatori con Lilith, si insediano sull'albero, facendo piangere Inanna.[185][186] L'eroe Gilgameš, che in questa storia è stato rappresentato come suo fratello, arriva in suo soccorso e uccide il serpente, facendo scappare Anzû e Lilitu.[186][188] I compagni dell'eroe abbattono l'albero e intagliano la legna per fare un letto e un trono per la dea.[186] In cambio Inanna consegna a Gilgameš un pikku e dei mikku,[186] possibilmente un tamburo e delle bacchette, ma l'esatta traduzione è incerta.[189]

Inanna preferisce il contadino (ETCSL 4.0.8.3.3) comincia con una conversazione tra Inanna e suo fratello Utu, il quale le dice che è arrivato il momento di sposarsi.[26] Inanna viene quindi corteggiata da un contadino, chiamato Enkimdu, e un pastore, chiamato Dumuzi.[26] All'inizio Inanna preferisce il contadino,[26] ma Utu e Dumuzi la persuadono per scegliere il secondo, sostenendo che, per ogni dono che un contadino può dare, il pastore ne può dare un migliore.[190] Alla fine Inanna sposa Dumuzi.[190] Il pastore e il contadino fanno pace e si offrono dei doni a vicenda.[191] L'assiriologo Samuel Noah Kramer ha paragonato il racconto alla storia biblica di Caino e Abele, dal momento che entrambi i miti si incentrano su un contadino e un pastore che cercano la grazia divina e, in entrambe le storie, la divinità preferisce il pastore.[26]

Miti sulla conquista

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Sigillo cilindrico accadico del c. 2300 a.C. che raffigura, da sinistra: Inanna, Utu, Enki e Isimud

Inanna ed Enki (ETCSL 1.3.1) è un lungo poema scritto in sumero e datato alla terza dinastia di Ur (c. 2112–2004 a.C.);[192] narra la storia di come Inanna rubò i me a Enki, il dio dell'acqua e della sapienza.[193] Inanna parte per Eridu, la città di cui Enki è patrono, e visita il suo tempio, l'E-Abzû.[194] Inanna è accolta dal sukkal di Enki, Isimud, che le offre del cibo e delle bevande.[195] Inanna sfida poi Enki in una gara di bevute.[193] Quando Enki è completamente ubriaco, Inanna lo convince a consegnarle i suoi me,[193] per poi scappare sulla "barca dei cieli" per Uruk.[196] Quando Enki si sveglia, accorgendosi che mancano i suoi poteri divini, chiede a Isimud cosa è successo,[196] il quale gli risponde che è stato lui stesso a consegnarli a Inanna.[197] Enki si infuria e manda diverse ondate di mostri contro Inanna per recuperare i suoi me.[198] La sukkal della dea, Ninšubur, rimanda ogni volta indietro i mostri.[140][199] Grazie al suo aiuto, Inanna riesce a rientrare a Uruk sana e salva.[199] A quel punto Enki riconosce la sconfitta e le due divinità fanno pace.[6] Questa leggenda potrebbe essere una rappresentazione del passaggio di potere dalla città di Eridu e Uruk[8][200] o anche una simbolica rappresentazione della maturità di Inanna e di come gli è stato assegnato il suo epiteto "Regina dei cieli".[6]

Il mito Inanna prende il controllo del paradiso (ETCSL 1.3.5) è un resoconto, estremamente frammentario, ma importante, della conquista del tempio di Eanna a Uruk.[8] Inizia con una conversazione tra Inanna e suo fratello Utu, in cui la dea si lamenta che il tempio non è di suo dominio e lo vorrebbe conquistare da sola.[8] Il testo diventa sempre più frammentato da questo punto in poi, ma sembra descrivere il suo difficile percorso, attraverso una palude, per raggiungere il tempio, e l'incontro con un pescatore che le dà direzioni.[8] Alla fine Inanna riesce a raggiungere An, che inizialmente è sbalordito dalla sua arroganza, ma le concede il tempio.[8] Il testo si conclude con un inno dedicato alla dea.[8] Il mito potrebbe rappresentare un trasferimento di potere dai sacerdoti di An a Uruk a quelli dedicati al culto di Inanna.[8] Oltre a questo testo, il tempio di Eanna è menzionato in Gilgameš e Akka, negli inni dei templi e nella poesia L'esaltazione di Inanna.

Miti sulla giustizia

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Inanna e Utu sono le divinità patrone della giustizia nella mitologia mesopotamica,[114] ruolo che Inanna mostra in diversi suoi miti.[201] Inanna e Šukaletuda (ETCSL 1.3.3) inizia con un inno dedicato a Inanna come rappresentazione del pianeta Venere.[202] Viene poi introdotto Šukaletuda, un giardiniere terribile nel suo lavoro, difatti tutte le piante da lui curate sono morte, salvo un pioppo.[202] Šukaletuda prega gli dei per consigli e, con sua sorpresa, Inanna appare davanti a lui e si sdraia per riposare all'ombra dei rami del pioppo.[202] Mentre dorme, Šukaletuda la spoglia e la stupra.[202] Quando Inanna si sveglia e si accorge di essere stata violentata, si infuria e decide di farsi giustizia da sola.[202] Cieca dalla rabbia, trasforma tutta l'acqua della Terra in sangue.[202] Šukaletuda, spaventato, corre da suo padre per chiedergli aiuto, il quale gli risponde di nascondersi in città tra la folla.[202] Inanna cerca per tutte le montagne d'oriente, fallendo;[202] allora lancia tempeste e chiude tutte le strade delle città, ma ancora non riesce a trovarlo.[202] A quel punto minaccia Enki, affermando che "lascerà il suo tempio per cercarlo".[202] Enki decide di aiutarla e Inanna vola in "cielo come un arcobaleno".[202] Finalmente trova Šukaletuda, che la supplica invano, inventando anche scuse; Inanna però non accetta alcuna scusa e lo uccide sul colpo.[203] Il professore di teologia Jeffrey Cooley ha affermato che questo è un mito astrale, sostenendo che i movimenti di Inanna descritti ricordano quelli del pianeta Venere.[77] Ha sostenuto poi che, quando Šukaletuda pregava gli dei all'inizio della storia, probabilmente puntava verso il pianeta all'orizzonte.[203]

Il mito Inanna e Bilulu (ETCSL 1.4.4), ritrovato a Nippur, è estremamente frammentato e i ricercatori l'hanno interpretato ognuno in maniera diversa.[204] L'inizio è andato quasi interamente perduto e sembra essere un lamento.[204] La parte leggibile descrive Inanna che si strugge per suo marito Dumuzi, il quale si trova nella steppa a guardare i greggi.[204][205] Inanna allora va a cercarlo.[204] Anche questa parte del testo è mancante.[204] La storia poi riprende con Inanna che viene informata che Dumuzi è stato ucciso.[204] Inanna scopre che dietro l'omicidio ci sono una vecchia bandita, chiamata Bilulu, e suo figlio, Ĝirĝire.[205][206] Parte allora per Edenlila e si ferma in una locanda, dove trova i due assassini.[204] Inanna si alza sullo sgabello[204] e trasforma Bilulu in un otre,[206] costringendola, contro il suo volere, a trasportare le libagioni per il funerale del marito.[204][205]

La Discesa di Inanna negli Inferi

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Lo stesso argomento in dettaglio: Discesa di Inanna negli Inferi.

Il testo più lungo e complesso su Inanna giunto fino a noi è la Discesa di Inanna negli Inferi, conosciuto per la maggior parte da tavolette rinvenute negli scavi archeologici eseguiti tra il 1889 e il 1900 sulle rovine della città di Nippur, nel sud della Mesopotamia.[207] La più antica testimonianza del racconto risale alla fine del IV millennio a.C., in cui appare l'epiteto Inanna-kur (lett. "Inanna (negli) Inferi");[208] tuttavia il testo completo è datato alla terza dinastia di Ur (c. 2112–2004 a.C.).[209] Ne esiste anche una versione accadica chiamata Discesa di Ištar negli Inferi.[209]

Il testo narra di Inanna che scese nel Kur, l'Oltretomba, per portare alla sorella Ereškigal le condoglianze per la morte di suo marito, Gugalanna.[210] Inanna attraversò sette cancelli, dando in pedaggio i suoi vestiti, e infine giunse nuda nel dinanzi alla sorella.[211] Tentò lo stesso di usurparla, sedendosi sul suo trono, ma gli "Anna" la uccisero. Dopo esattamente 3 giorni, Ninšubur seguì le istruzioni che le aveva dato la dea prima di partire e avvertì gli altri dei per salvare Inanna.[212][213] Grazie a Enki e i suoi due servitori senza genere, Inanna risorse e poté uscire dagli Inferi, ma in cambio di un sostituto.[214][215] Venne scelto infine Dumuzi perché non aveva pianto la sua morte e si trovava in compagnia a schiave.[215] Il mito ha diversi seguiti come Il sogno di Dumuzi (ETCSL 1.4.3), che racconta la sua fuga dai demoni e l'aiuto da parte del cognato Utu,[6] e Il ritorno di Dumuzi, che racconta la tristezza di Geštinanna, sorella di Dumuzi, e il perdono di Inanna, che, grazie a una mosca, trovano Dumuzi e stabiliscono con Ereškigal che starà sei mesi all'Inferno e sei mesi in Paradiso con la moglie, in quest'ultimo periodo Geštinanna prenderà il suo posto.[185][215]

Il mito è generalmente interpretato come una raffigurazione del ciclo della vegetazione. Dumuzi (divinità della fertilità), giace per sei mesi con Inanna (che rappresenta la potenza della generazione) e per sei mesi con la sorella "oscura" di lei, Ereshkigal (il letargo invernale, rappresentato simbolicamente dalla morte). Il dualismo Dumuzi-Geshtinanna viene messo in relazione con l'alternarsi stagionale dei frutti della terra (le messi per Dumuzi e la vite per Geshtinanna). Non mancano peraltro le interpretazioni del mito in chiave psicoanalitica. In questa accezione, la discesa di Inanna è spiegata con la necessità per la psiche di confrontarsi con il proprio "lato oscuro" (Ereshkigal), connesso all'istintualità cieca e alla distruttività (la "pulsione di morte" di Freud), per raggiungere l'equilibrio e la completezza.[senza fonte]

Inanna nella letteratura

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Inanna appare anche in diverse poesie e poemi epici. Numerose sono le poesie d'amore ed erotiche che riguardano il rapporto tra Inanna e Dumuzi.[6][216] È stata ritrovata anche una lettera neo-assira pseudepigrafa del VII secolo a.C., il cui autore si è firmato come Sargon di Akkad, che descrive come Ištar sia apparsa "circondata da una nuvola di colombe" a Sargon, mentre lavorava come giardiniere per Akki, e lo ha proclamato come suo legittimo sposo.[217]

Poetica di Enḫeduanna

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Lo stesso argomento in dettaglio: Enḫeduanna.
L'originale tavoletta d'argilla di Inanna ed Ebiḫ, attualmente all'Università di Chicago

Enḫeduanna, figlia di Sargon di Akkad, è una sacerdotessa e la più antica poetessa della storia. Le sue poesie si incentravano sulla figura di Inanna, come L'esaltazione di Inanna, uno dei testi più difficili della tradizione sumera.[218] Un'altra poesia dedicata alla dea è l'Inno a Inanna, tuttavia alcune parti sono frammentarie.[219]

Secondo diversi assiriologi, Enḫeduanna è l'autrice del poema Inanna ed Ebiḫ (ETCSL 1.3.2).[220] Esso inizia con un elogio alla dea.[221] Inanna viaggia per il mondo finché non si imbatte nel monte Ebiḫ e si arrabbia con esso per la sua bellezza naturale e potenza gloriosa,[222] considerandolo un insulto alla sua autorità.[223][224] Gli urla contro e richiede ad An il permesso di distruggerlo.[222] An l'avverte di non attaccare la montagna, ma lei lo ignora e la distrugge ugualmente.[222] Alla fine del poema spiega le sue motivazioni.[225] Nella poesia sumera la frase "distruttrice di Kur" viene usata occasionalmente come epiteto di Inanna.[226] Secondo Annette Zgoll, la storia rappresenta la politica di conquista espansiva dell'impero accadico, con An che rappresenta la prospettiva dei sumeri.[227]

Epopea di Gilgameš

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Lo stesso argomento in dettaglio: Epopea di Gilgameš.
Rilievo in terracotta che raffigura Gilgameš sconfiggere il toro celeste

Nell'Epopea di Gilgameš, Ištar appare al protagonista e il suo compagno Enkidu dopo che hanno sconfitto Ḫumbaba, chiedendo Gilgameš come sposo.[228] L'eroe rifiuta la proposta, rinfacciandole che nessun uomo è rimasto vivo fino all'indomani mattina, dopo avere giaciuto con lei nella notte.[228] Infuriata della risposta, Ištar va in paradiso e dice a suo padre Anu dell'insulto.[228] Anu le chiede perché si sta lamentando con lui invece che confrontare direttamente Gilgameš.[228] A quel punto Ištar esige che Anu le dia il toro celeste, altrimenti "sfonderà le porte dell'Inferno e spaccherà i dardi; ci sarà confusione tra le persone, tra quelli 'di sopra' e quelle provenienti dalla profondità più basse. Farà sorgere i morti perché mangino cibo come i vivi; queste schiere saranno più numerose dei viventi".[229] Anu le consegna il toro e Ištar lo manda contro l'eroe e il suo compagno.[230][231] Gilgameš ed Enkidu uccidono il toro e offrono il suo cuore a Šamaš.[231][232] Nel mentre che il duo si riposa, Ištar appare sopra le mura di Uruk e maledice Gilgameš.[232][233] Enkidu strappa la coscia del toro e la lancia in faccia alla dea,[232][233] dicendo: "Se potessi metterti le mani addosso, è questo che dovrei farti e sviscerarti".[234] Ištar gli chiama "cortigiane e prostitute" e gli ordina di piangere la morte del toro,[232][233] invece Gilgameš organizza un banchetto per festeggiare la sua sconfitta.[233][235]

Enmerkar e il signore di Aratta

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Lo stesso argomento in dettaglio: Enmerkar e il signore di Aratta.

Enmerkar e il signore di Aratta (ETCSL 1.8.2.3) racconta la rivalità tra Uruk e Aratta, entrambe città di cui Inanna è patrona.[236] Enmerkar, re di Uruk, desidera adornare la sua città con gioielli e metalli preziosi, ma non può perché tali minerali si trovano solo ad Aratta e, poiché non esiste ancora il commercio, le risorse non sono a sua disposizione.[237] Inanna appare a Enmerkar all'inizio del poema[238] e gli dice che preferisce Uruk ad Aratta.[239] Ordina a Enmerkar di inviare un messaggero al signore di Aratta per richiedere ciò di cui ha bisogno.[236] Il resto del racconto ruota attorno a una contesa tra i due re per avere la grazia della dea.[240] Inanna riappare alla fine del poema per risolvere il confitto, stabilendo rapporti commerciali tra le due città.[241]

Influenza culturale

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Nell'antichità

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Statuetta fenicia del VII secolo a.C. che raffigura una dea, probabilmente Astarte, chiamata "Dama di Galera"

Il culto di Inanna potrebbe essere stato introdotto nel regno di Giuda durante il regime di re Manasse[242] e, nonostante la dea non venga menzionata direttamente nella Bibbia,[243] l'Antico Testamento allude alla sua venerazione.[244] Il libro di Geremia menziona la "Regina dei cieli", che un probabile sincretismo di Inanna e Asherah o Astarte.[58][242][245][246] Geremia ha affermato che le donne che veneravano la regina dei cieli le offrivano delle torte.[60] Il Cantico dei cantici presenta forti somiglianze con le poesie d'amore dedicate a Inanna e Dumuzi, soprattutto nell'uso di simbolismo naturale per rappresentare il loro amore fisico.[247] Sia il suddetto cantico che il libro di Ezechiele menzionano per nome Tammuz, il nome semitico orientale di Dumuzi,[248][249][250] e parlano di donne che piangono la sua morte vicino al Tempio di Gerusalemme.[249][250] La critica letteraria Marina Warner ha sostenuto che i primi cristiani abbiano assimilato elementi del culto di Ištar in quello della Vergine Maria.[251] Ha notato come entrambi gli autori Giacomo di Sarug e Romano il Melode abbiano scritto lamenti in cui Maria descrive la sua compassione per il figlio, ai piedi della croce, molto personalmente, paragonandoli ai lamenti di Ištar per la morte di Tammuz.[252] Tuttavia, i paragoni a Tammuz e ad altri dei morenti sembrano essere fondati sulle opere di James George Frazer e non sono ritenute più attendibili dagli assiriologi moderni.[60]

Altare greco rinvenuto a Taranto, datato c. 400–375 a.C., che raffigura Afrodite e Adone

Il culto di Inanna ha fortemente influenzato quello della dea fenicia Astarte.[253] I fenici hanno introdotto Astarte ai greci delle isole di Cipro e Citera,[245][254] dove nacque direttamente da lei, o comunque influenzò fortemente, Afrodite.[253][254][255][256] Afrodite riprese l'associazione di Inanna con la sensualità e la procreazione.[257][258] Inoltre uno degli epiteti di Afrodite è Urania, che significa "celeste", simile al ruolo di Inanna come regina dei cieli.[258][259] Le più antiche rappresentazioni artistiche e letterarie di Afrodite assomigliano estremamente a quelle di Inanna.[257][258] Afrodite era anche una dea guerriera;[254][257][260] Il geografo Pausania il Periegeta ha riportato che, a Sparta, Afrodite era venerata come Afrodite Areia, che significa "guerriera".[261][262] Inoltre ha menzionato che le più antiche statue di Afrodite a Sparta e Citera la raffigurano con armi in mano.[257][261][262] I ricercatori moderni hanno notato che l'aspetto guerriero di Afrodite appare soprattutto nello strato più antico del suo culto e hanno sostenuto che abbia origine mediorientale.[260][263] Afrodite ha anche assorbito l'associazione di Inanna con le colombe,[74][260] che venivano sacrificate solo per lei.[260] La parola greca per "colomba" è peristerá,[74][75] che potrebbe derivare dalla frase semitica peraḥ Ištar, ovvero "uccello di Ištar".[75] Anche il mito di Afrodite e Adone mostra forti somiglianze con le storie di Inanna e Dumuzi.[264][265]

Il ricercatore classico Charles Penglase ha affermato che Atena, la dea greca della sapienza e della guerra, ha ripreso il ruolo di Inanna come "terrificante dea guerriera".[266] Altri storici hanno notato che la nascita di Atena dalla testa di suo padre Zeus potrebbe derivare dalla discesa e ascesa di Inanna negli inferi.[267] Tuttavia, come riportato da Gary Beckman, un parallelismo più diretto della nascita di Atena si trova nel ciclo urrita di Kumarbi, dove Teshub nasce dal cranio spaccato di Kumarbi.[268] Nella cosmologia madeiana uno dei nomi di Venere è ʿStira, che proviene da Ištar.[269]

L'antropologo Kevin Tuite ha sostenuto che la dea georgiana Dali è stata influenzata da Inanna,[270] evidenziando come entrambe: siano associate alla stella del mattino;[271] vengano raffigurante nude,[272] ma gli assiriologi hanno supposto che tale aspetto non è unico di Inanna nell'arte mesopotamica[273] e la dea raffigurata più spesso è Šala, una dea del meteo che non ha nulla a che fare con Ištar;[274] siano associate con gioielli dorati;[272] abbiano abusato sessualmente di un uomo mortale;[275] siano associate con la fertilità degli animali,[276] anche se l'assiriologia Dina Katz ha notato come, in alcuni casi, l'aspetto della fertilità è più connesso a Dumuzi che Inanna;[277] e infine abbiano nature ambigue come donne attraenti, ma pericolose.[278]

Le religioni della Mesopotamia hanno iniziato il loro declino tra il III e il V secolo d.C., quando gli assiri hanno incominciato a convertirsi al Cristianesimo. Ciononostante, il culto di Ištar e Tammuz riuscì a sopravvivere in alcune parti dell'alta Mesopotamia.[250] Nel X secolo, un viaggiatore arabo scrisse che: "tutti i sabaiani, soprattutto le donne, dei nostri tempi, sia quelli di Babilonia che di Ḥarrān, si lamentano e piangono Tammuz durante la festa che si tiene nel mese omonimo".[250]

Il culto di divinità di Venere connesse a Ištar era presente anche nell'Arabia preislamica fino all'espansione dell'Islam. Isacco di Antiochia (morto nel 460) ha scritto che gli arabi venerano "la stella" (kawkabta), anche conosciuta come Al-'Uzzā, che diversi storici hanno identificato con Venere.[279] Isacco inoltre ha menzionato la dea Baltis che, secondo Jan Retsö, era un altro nome per Ištar.[280] In alcune inscrizioni preislamiche viene affermato che anche la dea Allat era una dea associata a Venere.[281] Attar, un dio maschile il cui nome è etimologicamente simile a Ištar, è un altro candidato plausibile per il ruolo della divinità di Venere, anche per via del suo epiteto "orientale e occidentale".[282]

Rilevanza moderna

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Illustrazione moderna di Ištar dal romanzo del 1884, Ishtar and Izdubar, basato sulla traduzione di George Smith dell'Epopea di Gilgameš[283]

Alexander Hislop, un sacerdote protestante, ha sostenuto in un opuscolo anticattolico del 1853, chiamato Le due Babilonie, che il cattolicesimo romano non era altro che il paganesimo babilonese e ha affermato che la parola inglese per la Pasqua, Easter, derivasse da Ištar, vista la somiglianza fonetica.[284] I ricercatori moderni hanno respinto la teoria di Hislop, visto che si basava su una comprensione errata dell'etimologia e della religione babilonese.[285][286][287] Ciononostante il libro di Hislop è diventato popolare tra gli evangelici protestanti[285] e un virale meme di Internet.[287]

Ištar è apparsa in Ishtar and Izdubar, un romanzo del 1884 scritto da Leonidas Le Cenci Hamilton, avvocato e imprenditore statunitense, basandosi su una contemporanea traduzione dell'Epopea di Gilgameš.[288] Ishtar and Izdubar ha espanso gli, allora, 3.000 versi in 6.000 rime baciate divisi in quarantotto canti.[283] Hamilton ha alterato significativamente la maggior parte del personaggi e ha introdotto nuovi episodi non presenti nell'originale epopea.[283] Influenzati soprattutto dalla Rubʿayyāt di Edward FitzGerald e The Light of Asia di Edwin Arnold,[283] i personaggi di Hamilton si vestono più come i turchi del diciannovesimo secolo che i babilonesi.[289] Nel romanzo, Izdubar (una traduzione precedente di Gilgameš) si innamora di Ištar, ma successivamente lei tenta di sedurlo, portando Izdubar a rifiutarla.[290] Diverse "colonne" del libro sono dedicate alla Discesa di Inanna agli Inferi.[289] Alla fine del racconto, Izdubar, ora un dio, si riconcilia con Ištar in paradiso.[291] Nel 1887 il compositore francese Vincent d'Indy scrisse la sinfonia Ištar, op. 42, ispirata dai monumenti assiri del British Museum.[292]

Una illustrazione moderna di Inanna da Myths and Legends of Babylonia and Assyria (1916) di Lewis Spence

Inanna è diventata una figura importante anche nella teoria femminista moderna, perché proviene da un pantheon sumero prevalentemente maschile, ma è equivalente, se non più potente, delle divinità maschili.[293] Simone de Beauvoir, nel suo saggio Il secondo sesso (1949), ha sostenuto che Inanna, assieme alle altre potenti dee dell'antichità, sono state marginalizzate dalla cultura moderna a favore degli dei maschili.[292] Tuttavia, Tikva Frymer-Kensky ha sostenuto che Inanna fosse sin dall'inizio "una figura marginale" della religione sumera e rappresentava l'archetipo "non socialmente accettabile" della "donna non legata e non addomesticata".[292] L'autrice femminista Johanna Stuckey non è d'accordo, mostrando come Inanna fosse una figura centrale del pantheon sumero e la sua ampia diversità di poteri sia inconsistente con la visione "marginale".[292] L'assiriologa Julia M. Asher-Greve, specialista nel ruolo delle donne nell'antichità, ha criticato le ipotesi di Frymer-Kensky sulla religione mesopotamica, concentrandosi principalmente sul suo focus sulla fertilità, la sua selezione di fonti e la sua teoria che le dee del pantheon riflettevano le donne ordinarie della società dell'epoca, concludendo che le sue opere non siano accurate nei ruoli delle divinità femminili dell'antica Mesopotamia.[294] Anche Ilona Zsolnay è scettica sulla metodologia di Frymer-Kensky.[295]

Inanna è una figura importante anche nella cultura BDSM. La rappresentazione della dea in Inanna ed Ebiḫ è stata citata come precursore dell'archetipo di dominatrice, apparendo come una donna forte che costringe uomini e divinità a sottomettersi.[296] Nella mitologia, le sottomesse della dea danzavano secondo alcuni rituali nel mentre che venivano frustate. Quando le vittime imploravano pietà, Inanna finiva il rituale, prefigurando il concetto di safeword della BDSM.[296]

Nel neopaganesimo

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Inanna è il nome di una dea usata nel moderno neopaganesimo e nella wicca e uno dei più utilizzati nella liturgia della wicca.[297] La Discesa di Inanna negli Inferi è stata l'inspirazione per la "Discesa della dea", uno dei testi più popolari della wicca gardneriana.[298]

Esplicative
  1. Trovandosi vicino al Sole, per molti giorni "scompare" e ricompare sull'altro orizzonte.
  2. Citazione originale: «She stirs confusion and chaos against those who are disobedient to her, speeding carnage and inciting the devastating flood, clothed in terrifying radiance. It is her game to speed conflict and battle, untiring, strapping on her sandals», Enḫeduanna, Inno a Inanna, vv. 18–20, trad. di The Electronic Text Corpus of Sumerian Literature.
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