Motown
| Motown | |
|---|---|
| Stato | |
| Fondazione | 12 gennaio 1959 |
| Fondata da | Berry Gordy |
| Sede principale | Los Angeles |
| Gruppo | Universal Music Group e Republic Corps |
| Settore | Musicale |
| Prodotti | R&B, Soul, Pop, Hip Hop |
| Sito web | www.motownrecords.com |
La Motown Records, nota anche semplicemente come Motown, è un’etichetta discografica statunitense appartenente alla Universal Music Group.[1] Fu fondata nel 1959 dall’imprenditore Berry Gordy con il nome di Tamla Records, per assumere il nome Motown Records nell’aprile del 1960.[2]
La Motown è nota per l’immediato successo che ottenne negli anni 1960 e per il ruolo che ebbe nella diffusione del genere rhythm and blues nell’integrazione razziale nella musica pop. Specializzata nel crossover di generi musicali, la Motown fu pioniera di un sound riconoscibile e noto con lo slogan di "Motown Sound".[3]
Tra gli artisti più noti della Motown Record ci sono The Miracles, The Temptations, The Supremes, Stevie Wonder, Marvin Gaye, Diana Ross, Rick James, The Commodores e The Jackson 5.
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Gli inizi
[modifica | modifica wikitesto]Dopo un tentativo di carriera da pugile professionista per cui abbandona la scuola superiore all’età di sedici anni, Berry Gordy presta servizio nell’esercito statunitense per qualche anno, ottenendo un equivalente del diploma e partecipando alla Guerra di Corea.[4] L’interesse di Gordy per la musica emerge dopo i vent’anni, quando torna a Detroit dopo il congedo militare. Qui frequenta bar e nightclub jazz che lo stimolano a lasciare l’impiego presso la tipografia di famiglia e a investire i propri risparmi e un prestito di 700 dollari ottenuto dal padre nell’apertura di un proprio negozio di musica jazz, il 3-D Record Mart, nel 1953.[5]
Il fallimento dell’attività nel 1955, tuttavia, costringe Gordy a trovare impiego nell’industria automobilistica di Detroit, presso la Ford.[6] Nel 1957, parallelamente alla separazione dalla moglie Thelma (seguita dal divorzio nel 1959)[7], Gordy lascia il lavoro alla Ford e si dedica interamente all’attività di autore e compositore indipendente per Jackie Wilson, ex pugile di Detroit, e per Marv Johnson, a cui affianca in seguito l’attività di editore musicale per Smokey Robinson, ancora diciassettenne.[8] Tra i suoi collaboratori ci sono sua sorella Gwendolyn (Gwen) Gordy e Roquel “Billy” Davis. Il trio compone alcuni brani di successo, tra cui All I Could Do Was Cry di Etta James e Reet Petite di Jackie Wilson.[9]
I proventi derivanti dal diritto d’autore, tuttavia, lasciano insoddisfatto Gordy, che nel 1958 decide di fondare l’etichetta discografica Tamla Records (creata nel gennaio 1959) e la casa editrice musicale Jobete nel 1959. Nello stesso 1959 crea anche l’etichetta Motown Records, che insieme alla Tamla Records e alla Jobete fanno parte della Motown Record Corporation, la casa discografica costituita da Berry Gordy nell’aprile del 1960.[10] Il nome “Motown” è un portmanteau proveniente da “Motor Town” (o “Motor City”), il noto soprannome della città di Detroit, capitale dell’industria automobilistica statunitense.[2] La sede della Motown viene stabilita in un edificio di West Grand Boulevard 2678 ed è nota ancora oggi con il soprannome di "Hitsville U.S.A.".[11]
Gli anni sessanta
[modifica | modifica wikitesto]Per supervisionare e gestire direttamente la carriera degli artisti scritturati dalla casa discografica, alla fine del 1960 Gordy fonda la International Talent Management Inc. (ITMI), la società di management degli artisti della Motown gestita da sua sorella maggiore Esther Edwards.[12]
I Miracles di Smokey Robinson sono il primo gruppo che Gordy recluta nella casa discografica; il loro Shop Around è il secondo singolo più venduto negli Stati Uniti nel 1961.[11] In questi anni Gordy ingaggia nella Motown anche The Temptations, Martha Reeves & the Vandellas, Tammi Terrell, The Marvelettes, Eddie Kendricks, Paul Williams, Stevie Wonder e molti altri. Con l’annessione della Anna Records, la casa discografica fondata dalle sorelle Anna e Gwen Gordy nel 1959 poco prima di quella del fratello, nel 1962 la Motown acquista nuovi artisti, fra cui Marvin Gaye (marito di Anna Gordy) e The Spinners.[13]
Nel 1962 Gordy inaugura la stagione delle “Motor Town Revues”, tournée collettive degli artisti della Motown nate come strumento di promozione e fonte di entrate alternativa alla distribuzione di dischi.[14] Inoltre, all’inizio, la mancanza di fondi e i pregiudizi di carattere razziale dell’epoca rendono questo l’unico sistema di esibizioni attuabile.[15]
L’insoddisfazione espressa dal supervisore della prima tournée Thomas “Beans” Bowles, sassofonista e performer, circa l’esito di alcune performance convince Gordy a istituire presso la sede di Detroit il dipartimento di “Artist Development” per sovrintendere allo sviluppo professionale degli artisti e di cui affida la direzione a Harvey Fuqua. Il programma di formazione previsto dal dipartimento include lezioni di etichetta, dizione, coreografia (con Charles “Cholly” Atkins dal 1965 al 1971) e arrangiamento (con Maurice King dal 1965 come direttore musicale) per curare ogni dettaglio dell'esibizione.[16]
Nel 1963, al contributo di Smokey Robinson dei Miracles come produttore e autore si aggiunge quello del trio Holland-Dozier-Holland (H-D-H) che caratterizzerà il sound della Motown per il resto degli anni 1960 grazie all'apporto di strumentisti del calibro di Earl Van Dyke, Robert White, James Jamerson e Benny Benjamin. Tra i singoli più venduti composti da H-D-H ci sono Heat Wave di Martha Reeves e Baby I Need Your Loving dei Four Tops. Tra i produttori di rilievo della Motown si ricordano anche Harvey Fuqua, William Stevenson, Clarence Paul, Norman Whitfield e Barrett Strong.[17]
Sin dall’inizio Gordy mira a una distribuzione su larga scala, proposito che si riflette nella scelta di produrre dischi più economici ma che suonino bene quando riprodotti dai jukebox e ascoltati alla radio, data la crescente diffusione delle radio a transistor tra i giovani a partire dal 1963.[18] Negli uffici del controllo qualità, l’ingegnere capo della Motown Mike McClain costruisce una piccola radio dal suono metallico progettata per approssimare il suono di un’autoradio, sulla quale verificare la riproduzione sonora delle registrazioni. Dal 1963 la Motown si dota anche di una macchina “taglia-dischi” per il trasferimento immediato di qualsiasi potenziale singolo da nastro su vinile, il mezzo di distribuzione principale dell’epoca.[19]
Nel 1964, Where Did Our Love Go delle Supremes raggiunge il primo posto in classifica negli Stati Uniti, mentre il singolo successivo del gruppo, Baby Love, raggiunge la prima posizione nel Regno Unito.[11] Il 24 dicembre 1964 le Supremes debuttano in televisione partecipando all’Ed Sullivan Show ed entro il 1966 appaiono in programmi di rete nazionale per un totale di venti comparse.[20] Le Supremes sono anche il primo gruppo pop a esibirsi nella sede della New York Philharmonic nel 1966.[21]
Nel marzo 1965 la “Motown Revue” si reca in Inghilterra per celebrare il consolidamento del suo primo importante punto di appoggio nel mercato internazionale. L’iniziativa aveva avuto impulso due anni prima, quando Berry, sua sorella Esther e Barney Ales, direttore vendite della Motown, avevano trascorso diverse settimane in Europa, facendo tappa nel Regno Unito, in Belgio, in Germania e in Olanda per stipulare accordi di distribuzione, editoria e gestione internazionale. Infine, il trio ottiene un accordo di distribuzione con la EMI e la collaborazione tra Mary Wells e i Beatles per una tournée nel Regno Unito del 1964.[22]
Nel 1965 quarantadue singoli diversi della Motown sono compresi nella classifica pop di Billboard e la casa discografica incassa otto milioni di dollari; la Jobete rimane la casa editrice numero uno della BMI per il terzo anno consecutivo, aggiudicandosi i premi dell'associazione per dodici singoli. Il numero degli impiegati arriva a 125, vengono fondati uffici a New York e a Los Angeles e alle etichette Motown, Tamla e Gordy si aggiungono le etichette Soul, VIP e Country Melody.[23]
Il 29 agosto 1968 la Motown intenta un’azione legale contro il trio H-D-H, che per protesta contro la ripartizione dei diritti d'autore non presenta nuove canzoni dal 1967. Il risarcimento per danni richiesto ha valore di 4 milioni di dollari. Il trio H-D-H replica con una causa contro la Motown accusandola di frode e di abuso dei rapporti fiduciari e richiedendo la somma di 22 milioni di dollari. Il contenzioso è risolto in privato nel 1972.[24]
Nonostante la perdita di H-D-H, la Motown continua a pubblicare dischi di successo: Marvin Gaye e Gladys Knight & the Pips raggiungono il primo posto in classifica con due versioni dello stesso brano, I Heard It Through The Grapevine, e nell’ultima settimana del 1968 cinque singoli della Motown sono presenti contemporaneamente nella Top Ten di Billboard.[11]
Gli anni settanta
[modifica | modifica wikitesto]All’inizio del decennio la Motown affronta un momento di trasformazione organizzativa che implica il trasferimento degli uffici a Los Angeles nel 1972, la traumatica chiusura della sede di Detroit e le dimissioni di Barney Ales.[25] L’anno successivo la Motown è descritta dalla rivista Black Enterprise come l’azienda afro-americana più grande in America, con un profitto lordo di 40 milioni di dollari e 135 impiegati.[26]
Nel 1969 la Motown inizia a pubblicare i Jackson 5. Il loro primo singolo, I Want You Back, raggiunge il primo posto in classifica nel gennaio del 1970 e in aprile un altro loro singolo, ABC, prende il posto di Let It Be dei Beatles come singolo più venduto negli Stati Uniti.[11]
Nel 1971 Diana Ross è scritturata come protagonista del film su Billie Holiday coprodotto dalla Motown, La signora del blues (Lady Sings the Blues), che ottiene quattro nomination Academy Award. Successivamente, Diana Ross è di nuovo protagonista di due produzioni cinematografiche Motown, Mahogany nel 1974 e The Wiz nel 1978.[27]
Tra il 1974 e il 1977 Stevie Wonder vince per tre volte consecutive il Grammy Award per l’album dell’anno, anche se il successivo, Journey through the Secret Life of Plants, uscito nel 1979 e frutto di tre anni di lavoro, si rivela un fallimento.[11]
Nel 1975 Ales torna alla Motown con il ruolo di presidente, ma verso la fine degli anni 1970 sono molti gli artisti e i produttori che decidono di lasciare la casa discografica. Tra essi ci sono Martha Reeves, i Four Tops, Gladys Knight & The Pips e anche i Jackson 5, che firmano un contratto con la CBS.[17] Nel 1978 Three Times a Lady dei Commodores è l’unico singolo della Motown che riesce a entrare nella Top Ten e nel 1979 Barney Ales è sostituito da Jay Lasker.[28]
Dagli anni ottanta al nuovo millennio
[modifica | modifica wikitesto]Se negli anni settanta gli album della Motown che raggiungono il primo posto nelle classifiche sono venticinque, in tutti gli anni ottanta sono solo otto.[28]
Lionel Richie lascia i Commodores e avvia la carriera da solista divenendo uno dei rappresentanti più in vista della Motown; continua comunque la sequela di arrivi e partenze di artisti: tornano i Temptations, i Four Tops e Junior Walker, mentre Diana Ross e Marvin Gay se ne vanno.[17] La Ross, tuttavia, è tra gli artisti che acconsentono a partecipare al Motown 25: Yesterday, Today, Forever, il programma televisivo prodotto dalla Motown Productions e trasmesso nel 1983 in occasione dei 25 anni dalla nascita della Motown.[28]
Nel 1983 la Motown firma un accordo di distribuzione con la MCA che viene rotto nel 1985, a seguito del rifiuto da parte di Gordy delle offerte che la MCA gli sottopone per l’acquisto della casa discografica.[28] Tuttavia, le perdite economiche e le dimissioni di Jay Lasker, dovute all’oneroso e discusso finanziamento dei videoclip musicali come strumento di promozione degli artisti, costringono Gordy a riprendere le trattative di vendita con la MCA. Quest'ultima, grazie al determinante intervento del gruppo di investimento Boston Ventures, acquista la casa discografica Motown il 29 giugno 1988 per la somma di 61 milioni di dollari.[28]
Il ruolo di presidente della Motown passa a Jheryl Busby, ma Berry Gordy tiene per sé la Jobete e la Motown Productions, che è rinominata Gordy-de Passe Productions.[28] Nel 1989 gli studi Hitsville Recordings di Los Angeles sono acquistati dalla Soundworks, mentre quelli di Detroit diventano un museo.[29]
Nel 1993 la Boston Ventures acquista dalla MCA la sua quota della Motown per rivendere l’intera casa discografica alla Polygram per più di 300 milioni di dollari. Nel frattempo Gordy lascia che Suzanne de Passe assuma il controllo esclusivo della Motown Productions e nel 1997 vende metà dei diritti della Jobete alla EMI per la somma di 132 milioni di dollari. L’anno successivo la Seagram acquisisce la PolyGram e la Motown è assorbita nella Universal Music Group. Nel 2005 la Motown si fonde con la Universal Records per creare la Universal Motown Records.[30]
Motown Sound
[modifica | modifica wikitesto]Con il termine "Motown Sound" si fa riferimento allo stile musicale uniforme che caratterizzò gli artisti della Motown negli anni sessanta. Si tratta di un vero e proprio slogan che la Motown diffuse nella pubblicità, nella stampa e sulle copertine degli album dalla fine del 1965, esortando clienti e rivenditori a considerarlo una vera e propria etichetta di genere. Altri slogan coniati dalla casa discografica sono “The Sound Of Young America” e “Detroit Sound”.[31]
Il “Motown Sound” nacque dall’ambizione di Berry Gordy di conquistare il grande pubblico attraverso il crossover, ovvero la commistione di generi e mercati musicali diversi che andava diffondendosi dagli anni cinquanta.[31] Così, la Motown si fece pioniera di un nuovo sound mainstream basato sugli elementi cardine del genere gospel (ritmo, struttura responsoriale con domanda e risposta del coro, sequenze armoniche di breve durata), che contraddistingueva la formazione di tutti gli artisti e produttori della casa discografica, ma applicati a testi pop standard.[32] A ciò si aggiungeva la tecnica e la creatività dei musicisti jazz Earl Van Dyke, James Jamerson e Benny Benjamin.[33]
Per questo il “Motown Sound” ebbe anche un ruolo fondamentale nell’integrazione razziale della musica pop.[32] Nelle parole di Quincy Jones:
Etichette sussidiarie[34]
[modifica | modifica wikitesto]- Tamla Records
- Gordy Records
- Soul
- VIP
- Rare Earth
- Black Forum
- Prodigal
- Hitsville
- Melodyland
- Workshop
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Motown Records, su universalmusic.com.
- 1 2 (EN) Arthur M. Woodford, This is Detroit, 1701-2001, Wayne State University Press, 2001, p. 198.
- ↑ (EN) Andrew Flory, I Hear a Symphony: Motown and Crossover R&B, University of Michigan Press, 2017, pp. 1-2.
- ↑ (EN) Nelson George, Where Did Our Love Go?: The Rise & Fall of the Motown Sound, University of Illinois Press, 2007, pp. 13-14.
- ↑ (EN) Nelson George, Where Did Our Love Go?: The Rise & Fall of the Motown Sound, University of Illinois Press, 2007, p. 16.
- ↑ (EN) Nelson George, Where Did Our Love Go?: The Rise & Fall of the Motown Sound, University of Illinois Press, 2007, p. 17.
- ↑ (EN) Nelson George, Where Did Our Love Go?: The Rise & Fall of the Motown Sound, University of Illinois Press, 2007, p. 18.
- ↑ (EN) Andrew Flory, I Hear a Symphony: Motown and Crossover R&B, University of Michigan Press, 2017, pp. 31-32.
- ↑ (EN) The International Directory of Company Histories, vol. 26, St. James Press, 1999, p. 312.
- ↑ (EN) Nelson George, Where Did Our Love Go?: The Rise & Fall of the Motown Sound, University of Illinois Press, 2007, pp. 28-29.
- 1 2 3 4 5 6 (EN) The International Directory of Company Histories, vol. 26, St. James Press, 1999, p. 313.
- ↑ (EN) Andrew Flory, I Hear a Symphony: Motown and Crossover R&B, University of Michigan Press, 2017, p. 41.
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- ↑ (EN) Nelson George, Where Did Our Love Go?: The Rise & Fall of the Motown Sound, University of Illinois Press, 2007, p. 44.
- ↑ (EN) Peter Benjaminson, 9, in The Story Of Motown, rare bird Books, 2018.
- ↑ (EN) Nelson George, Where Did Our Love Go?: The Rise & Fall of the Motown Sound, University of Illinois Press, 2007, pp. 87,90.
- 1 2 3 (IT) Enciclopedia del Blues e della musica nera, Milano, Arcana Editrice, 1994, p. 802.
- ↑ (EN) Peter Benjaminson, 5, in The Story Of Motown, rare bird Books, 2018.
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- ↑ (EN) Nelson George, Where Did Our Love Go?: The Rise & Fall of the Motown Sound, University of Illinois Press, 2007, p. 120.
- ↑ (EN) Nelson George, Where Did Our Love Go?: The Rise & Fall of the Motown Sound, University of Illinois Press, 2007, pp. 138-139.
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- ↑ (EN) Nelson George, Where Did Our Love Go?: The Rise & Fall of the Motown Sound, University of Illinois Press, 2007, p. 188.
- ↑ (EN) Nelson George, Where Did Our Love Go?: The Rise & Fall of the Motown Sound, University of Illinois Press, 2007, p. 189.
- ↑ (EN) Nelson George, Where Did Our Love Go?: The Rise & Fall of the Motown Sound, University of Illinois Press, 2007, p. 192.
- 1 2 3 4 5 6 (EN) The International Directory of Company Histories, vol. 26, St. James Press, 1999, p. 314.
- ↑ (IT) Enciclopedia del Blues e della musica nera, Milano, Arcana Editrice, 1994, p. 803.
- ↑ (EN) Andrew Flory, I Hear a Symphony: Motown and Crossover R&B, University of Michigan Press, 2017, pp. 169-170.
- 1 2 (EN) Andrew Flory, I Hear a Symphony: Motown and Crossover R&B, University of Michigan Press, 2017, p. 2.
- 1 2 (EN) Jon Fitzgerald, Motown Crossover Hits 1963-1966 and the Creative Process, in Popular Music, vol. 14, n. 1, 1995, p. 8.
- ↑ (EN) Nelson George, Where Did Our Love Go?: The Rise & Fall of the Motown Sound, University of Illinois Press, 2007, pp. 104-106.
- ↑ (EN) P. Benjaminson, 13, in The Story Of Motown, Rare Bird Books, 2018.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- (IT) Massimo Cotto (a cura di), Enciclopedia del Blues e della musica nera, Milano, Arcana Editrice, 1994, pp. 802-803.
- (EN) Nelson George, Where Did Our Love Go?: The Rise & Fall of the Motown Sound, University of Illinois Press, 2007.
- (EN) Jon Fitzgerald, Motown Crossover Hits 1963-1966 and the Creative Process, in Popular Music, vol. 14, n. 1, 1995, pp. 1-11.
- (EN) The International Directory of Company Histories, vol. 26, St. James Press, 1999, pp. 312-314.
- (EN) Peter Benjaminson, The Story Of Motown, Rare Bird Books, 2018.
- (EN) Andrew Flory, I Hear a Symphony: Motown and Crossover R&B, University of Michigan Press, 2017.
- (EN) Adam White e Barney Ales, Motown: The Sound of Young America, Thames & Hudson, 2019.
- (EN) Gerald Posner, Motown: Music, Money, Sex, and Power, Random House USA Inc, 2005.
- (EN) Arthur M. Woodford, This is Detroit, 1701-2001, Wayne State University Press, 2001, pp. 197-199.
- (IT) Nick Logan e Bob Woffinden, Enciclopedia del rock, Milano, Fratelli Fabbri Editore, 1977.
Altri progetti
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Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Motown
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) Sito ufficiale, su motownrecords.com.
- (EN) Gerald Early, Motown, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
- (EN) Motown, su Discogs, Zink Media.
- (EN) Motown, su MusicBrainz, MetaBrainz Foundation.
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