Nel marketing, le analogie tra settori diversi aiutano spesso a chiarire dinamiche che, viste dall’interno, rischiano di apparire “normali”. È il caso del post pubblicato su minimarketing®, blog e newsletter di Gianluca Diegoli che consiglio ai lettori di seguire, intitolato “Attenti a quei due (della cosmesi naturale)”.
L’autore analizza due brand molto noti — L’Erbolario e Bottega Verde — mostrando come, pur sembrando simili agli occhi del consumatore, rappresentino due modelli di business e di marketing profondamente diversi.
Da qui nasce una domanda interessante anche per chi lavora nel settore vitivinicolo: quali sono le “Erbolario” e le “Bottega Verde” del vino?
Due modelli di marketing: prodotto vs promozione
Nel post originale, minimarketing® spiega come:
- Bottega Verde sia costruita attorno a un modello di database marketing, fatto di sconti frequenti, promozioni ricorrenti, stimoli all’acquisto e relazione continua con il cliente;
- L’Erbolario abbia invece un approccio prodotto-centrico, con un posizionamento più stabile, meno dipendente da promozioni e più orientato al valore percepito.
Questa distinzione non riguarda solo la cosmesi naturale, ma qualsiasi mercato maturo, incluso quello del vino, dove convivono modelli basati su:
- volume, prezzo e scontistica,
- valore, coerenza e identità di marca.
Le “Bottega Verde” del vino: sconti, promozioni e brand sostituibili
Nel mondo del vino, le aziende “Bottega Verde” non sono solo quelle fortemente presenti nella GDO. Esiste un fenomeno sempre più evidente anche nel canale HoReCa, spesso sottovalutato.
Parliamo di cantine che ricorrono sistematicamente a scontistiche periodiche per spingere l’acquisto B2B, arrivando a una situazione in cui:
- il vino non viene quasi più riassortito dai rivenditori se non in presenza di una promozione;
- il prezzo diventa la leva principale per entrare o rientrare nelle carte dei vini;
- il brand viene percepito come facilmente sostituibile da alternative simili.
In questi casi, il ristorante o il distributore non “sceglie” davvero il vino: approfitta dell’offerta.
È una dinamica molto simile a quella descritta da minimarketing® per Bottega Verde, dove la promozione non è un’eccezione ma parte integrante del modello di vendita.
Sconti nel canale Horeca: opportunità o trappola di posizionamento?
Nel B2B vitivinicolo, lo sconto può essere uno strumento legittimo. Il problema nasce quando:
- la scontistica diventa ciclica e prevedibile;
- il distributore aspetta la promozione per ordinare;
- il vino sparisce dagli assortimenti nei periodi “a prezzo pieno”.
In questo scenario, il brand perde progressivamente valore simbolico e identitario. Non è più “quel vino”, ma uno dei tanti. Il risultato è un posizionamento fragile, esposto alla concorrenza di qualsiasi altra etichetta disposta a fare un’offerta migliore.
Esattamente come accade nella cosmesi descritta da minimarketing®, la relazione commerciale viene costruita sul prezzo, non sul prodotto.
Le “Erbolario” del vino: coerenza, valore e continuità
All’estremo opposto troviamo le aziende vinicole che potremmo definire le “Erbolario del vino”. Non necessariamente piccolissime, ma accomunate da alcune scelte strategiche chiare:
- poca o nessuna promozione sistematica;
- prezzi coerenti nel tempo;
- attenzione al valore percepito più che alla rotazione forzata.
Queste cantine lavorano sulla brand equity, sulla riconoscibilità, sulla continuità di presenza nei ristoranti e nelle enoteche. Il vino non entra in carta “perché oggi costa meno”, ma perché ha senso per il locale, per la clientela e per il posizionamento complessivo.
Come L’Erbolario nella cosmesi, anche queste aziende del vino rinunciano a una parte del volume immediato per costruire relazioni più stabili e meno dipendenti dal prezzo.
Nessun modello è giusto o sbagliato, ma non sono intercambiabili
Uno dei messaggi più importanti del post di minimarketing® è che non esiste un modello migliore in assoluto, ma modelli diversi che producono effetti diversi. Lo stesso vale nel vino:
- il modello “Bottega Verde” può funzionare per aziende orientate ai volumi, alla rotazione rapida e a una clientela poco fidelizzata;
- il modello “Erbolario” è più adatto a chi vuole costruire valore, riconoscibilità e stabilità nel medio-lungo periodo.
Il problema nasce quando si vogliono i benefici di entrambi i modelli senza accettarne i costi.
Come costruire un posizionamento “Erbolario” nel canale Horeca senza rinunciare alla sostenibilità economica
Uno dei dubbi più frequenti, quando si parla di ridurre sconti e promozioni nel canale Horeca, è questo: come si resta economicamente sostenibili senza ricorrere alla leva del prezzo?
Costruire un posizionamento “Erbolario” nel vino non significa rinunciare al fatturato, ma cambiare il modo in cui lo si costruisce.
Il primo elemento è la chiarezza del posizionamento. Un vino che vuole evitare la trappola della promozione continua deve essere facilmente spiegabile: territorio, stile, filosofia produttiva, identità sensoriale. Se il ristoratore o il sommelier non riescono a raccontarlo in poche frasi al cliente finale, il vino sarà inevitabilmente confrontato solo sul prezzo.
Il secondo punto è la coerenza di listino. Non significa “prezzi alti”, ma prezzi stabili e difendibili nel tempo. Nel canale Horeca, una politica di sconti sporadici e selettivi (legati a volumi, lanci o collaborazioni specifiche) è molto diversa da una scontistica ciclica e attesa. Nel primo caso il prezzo resta credibile; nel secondo diventa una variabile negoziabile, e quindi fragile.
Un terzo elemento fondamentale è la relazione con il distributore. Le aziende “Erbolario” del vino non trattano il distributore come un semplice canale di sfogo del prodotto, ma come partner di posizionamento. Questo significa:
- meno etichette “jolly” da piazzare ovunque;
- più lavoro sulla formazione della forza vendita;
- maggiore selettività nei locali serviti.
Dal punto di vista economico, la sostenibilità arriva anche da una minore volatilità degli ordini. Un vino meno promozionato ma più coerente tende a restare più a lungo in carta, a essere riordinato con maggiore regolarità e a generare meno attriti commerciali. In altre parole: meno picchi, ma più continuità.
Infine, c’è un aspetto spesso sottovalutato: la riduzione dei costi invisibili della promozione. Sconti continui significano margini compressi, pressione sulla produzione, instabilità di previsione e, nel medio periodo, un indebolimento del brand. Un posizionamento “Erbolario” ben costruito consente invece di lavorare su volumi più prevedibili, margini più sani e una reputazione che protegge l’azienda dalle guerre di prezzo.
In sintesi, nel canale Horeca non è lo sconto a garantire la sostenibilità economica, ma la capacità di essere percepiti come non intercambiabili. È questa, oggi, la vera differenza tra un vino che viene riassortito per valore e uno che viene acquistato solo quando “c’è la promo”.
Conclusione: riconoscere il modello per scegliere la strategia
Chiedersi “quali sono le Erbolario e le Bottega Verde del vino?” non è un esercizio teorico. È un modo per capire:
- perché alcuni vini entrano ed escono continuamente dagli assortimenti Horeca;
- perché certi brand vivono di promozioni;
- perché altri resistono, anche vendendo meno.
Il post di minimarketing® ci ricorda che marketing, prodotto e posizionamento non sono separabili.
Nel vino, come nella cosmesi, la vera differenza non è ciò che vendi, ma come scegli di farlo.






